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Archivio mostre » DANY VESCOVI - Natura viva

 

DANY VESCOVI | Natura viva
a cura di Carolina Lio
 
 
22 maggio – 24 giugno 2010
 
Inaugurazione: venerdì 21 maggio 2010 ore 18.30
 
Sarà presente l’artista.
 
La serata vedrà la partecipazione straordinaria del Quintetto italiano che eseguirà musica di Paolo Testa e brani dal repertorio classico | paolotesta.it
 
 
Catalogo disponibile in galleria con testi del curatore.
La mostra è stata organizzata e verrà inaugurata in contemporanea con la galleria YvonneArtecontemporanea di Vicenza.
 
con il contributo di rizzetti.it
Dany Vescovi, S.T., 2008, tecnica mista su lino, cm 150x200
La mostra NATURA VIVA espone gli ultimi lavori di Dany Vescovi: pitture su tela di grandi dimensioni, polittici, opere di medio formato e opere su carta. In tutte ritroviamo la ricerca che l’artista porta avanti da anni concentrandosi su un soggetto classico della storia dell’arte: il fiore. Appunto perché classico, anche banale, ormai sviscerato, rappresentato per secoli e sfruttato in tutte le sue potenzialità visive e concettuali, il fiore diventa per l'artista un campo neutro su cui operare in modo quasi astratto, come se il soggetto non esistesse. Un semplice pretesto per fare della pittura il soggetto della pittura stessa e per regalarci forme e colori unici e affascinanti. Vescovi infatti colpisce per la maestria della sua tecnica, una pittura raffinata piena di sorprese come le linee di disturbo verticali o i collage sottostanti. A questo si aggiunge la ricerca del colore nelle sfumature più svariate e in accostamenti arditi e sempre molto intensi e pieni.
 
DANY VESCOVI | Natura viva. Dal testo in catalogo di Carolina Lio
 
In Italia il riscatto del fiore passa da alcuni nomi ormai consacrati a livello mondiale. Dieci anni fa, Sergio Risaliti riuniva in una mostra alle Papesse di Siena quegli artisti che costituivano l'Art now in Italy, proponendo artisti da Simone Berti con le sue sanguigne in cui dei fiori vengono generati da delle macchine, a Maggie Cardelus che ritagliava delle foto creando degli effetti floreali. Ma passando subito a citare grandi artisti internazionali, non c'è pericolo di avere la necessità di lesinare i nomi. Primo tra tutti Marc Quinn e le sue grandi tele con fiori realizzate praticamente in serie in seguito alle sue installazioni site-specific di giardini artificiali. Seguono l'enorme scultura a forma di girasole di Keith Edmier per il Museo dell'Università della Florida, una rosa di otto metri realizzata da Isa Genzken per l'area fieristica di Lipsia, l'installazione di Tobias Rehberger concepita come assemblaggio di vasi e fiori per una galleria di Berlino e così via.
Secondo chi scrive, la scelta di Dany Vescovi di unire pittura e fiori è quindi più inconsciamente voluta di quanto forse l'artista stesso si renda conto. Bisogna considerare anche che quando Vescovi ha iniziato la sua carriera arrivava in un periodo storico in cui tutta la generazione precedente aveva snobbato la pittura come pratica quasi artigianale, troppo lontana dalle esperienze performative e installative che rendevano appieno la nuova anima concettuale e impegnata dell'arte. La pittura, in quanto fenomeno piacevole, carezzevole ai sensi, era stata vista come fenomeno da abbandonare. Per fortuna, queste posizioni estreme non durarono a lungo, ma durarono abbastanza da creare in Italia un grande gap, un grande vuoto generazionale in cui non si dipingeva più. Ecco che allora gli artisti iniziarono un recupero del mezzo a cui Dany Vescovi unì un recupero del simbolo floreale che altri artisti, in altre parti del mondo, contemporaneamente iniziavano.
Questo non vuol dire che l'artista ha torto quando afferma che il fiore è per lui un simbolo pretestuoso, visto che è stato il simbolo del pretesto per un'intera storia dell'arte. Attraverso il fiore si sono espressi segni nuovi, nuovi colori, nuovi modi di concepire lo spazio della tela, nuove pennellate. E delle novità possono essere ancora introdotte. Forse, non è proprio detto che la pittura non possa avere delle novità da dire, dei nuovi canoni di espressione, che non possa più descrivere il proprio tempo, il ritmo dell'oggi come una volta. E' vero, la concorrenza è più dura che un secolo fa. Video, sound-art, installazioni multimediali, descrivono in modo immediato non solo la velocità dell'oggi, ma anche una concezione futuristica del mondo. Però la pittura, linguaggio immortale, può provare. Uno dei tentativi è appunto quello di Dany Vescovi, che unisce una pre-ricerca digitale alla studio della composizione di ogni quadro. Le sue opere finali sono, infatti, chiaramente scandagliate, suddivise in frames, settorializzate, imponendo all'intera opera una velocità di lettura e uno spirito fortemente contemporaneo. E' questo nuovo ritmo che impegna la ricerca dell'artista, incalzando di linee simili a codici a barre e con colori che ricordano i viraggi e i filtri computerizzati. Una sovrapposizione continua, che spezza incessantemente la visione semplice e immediata dell'immagine base, di un fiore che non è più natura morta perché la pittura gli restituisce un tempo interno alla tela, uno scorrere che rappresenta per forza di cose la vita. Frenetica e frastagliata come quella dei nostri giorni, delle nostre quotidianità. Accesa e appariscente, come i nostri gusti e le nostre mode. Ma tutto sommato bella, comunque bella, sempre bella. Una nuova bellezza inconcepibile per tutti quei secoli di fiori dipinti da grandi maestri, una bellezza nostra, nuova, forse fuggevole, immediata, ma che ci rappresenta appieno.

 

 

 

 
Premiere Classe