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SCRITTURE VISIVE    

 

25 novembre 2010 - 12 gennaio 2011     PROROGATA AL 30 GENNAIO

 

 

 

VINCENZO ACCAME

ENRIQUE AHIL 

MIRELLA BENTIVOGLIO

CANO (Raffaello Canu)  

UGO CARREGA  

GIANNI CUOMO  

ANTONIO DEL DONNO

PINO GUZZONATO

OMAR HASSAN

FRANCO IONDA

ENRICO IULIANO 

ELIO MARIANI

FABRIZIO MARTINELLI

TOYOMI NARA 

LAMBERTO PIGNOTTI

ROBERTO SANESI 

BEN VAUTIER

Gianni Cuomo, Bayfe, 2010, cm 70x22x30  

Il dizionario online Wikipedia definisce la scrittura come: “la rappresentazione grafica della lingua per mezzo di lettere o altri segni (grafemi). Dopo la tradizione orale, la scrittura è il primo modo di comunicazione tra i popoli”.

Qualsiasi parola, dal momento in cui viene scritta, diventa immagine, entra nel mondo del visivo e si fa evocatrice di significati.

La mostra ha l’intento di cogliere le affinità tra artisti che, pur lontani tra loro per molti aspetti, paese di provenienza, religione professata, età anagrafica, tecnica e stile, hanno nella scrittura la matrice espressiva del proprio lavoro.

Il writer milanese Cano (Milano, 1976) in una delle sue molteplici fasi artistiche ha utilizzato la scrittura per creare la sua “tag”, ovvero lo scrivere il proprio nome d’arte su qualsiasi superficie e in qualsiasi punto della città, diffondendolo come fosse un logo. L'elaborazione della tag può seguire lo stesso percorso stilistico che intraprende un calligrafo nella definizione della propria calligrafia, con l'aggiunta di abbellimenti quali arabeschi o svolazzi, oppure semplicemente rappresentare lo stile personale del proprio autore. Gianni Cuomo (Battipaglia, Salerno, 1962) attraverso i suoi ominidi tatuati con codici alfanumerici denuncia l’incomunicabilità della contemporaneità, schiava dei social networks nei quali ogni contatto umano ha luogo in rete. In mancanza di un autentico contatto fisico, senza la possibilità di un vero abbraccio, l’uomo, alla stregua di una macchina, rischia di andare in corto circuito e sviluppare un linguaggio sempre più incomprensibile e folle. Dell’alternanza fra puro gesto e lettera stampata si nutre invece il lavoro di Antonio Del Donno (Benevento, 1927). Le sue frasi provocatorie, inserite nelle opere, rivelano sia una componente autobiografica (nell’uso espressivo della calligrafia) che una componente razionale e controllata quando invece si avvale della tecnica a stencil o del collage. Il giovanissimo Omar Hassan (Milano, 1987) compone calligrammi arabi che giocano nello spazio,  sono parole che disegnano parole e formano sulla superficie i riflessi di una frase legata a preghiere, a valori e pensieri, a sogni e incubi, in sostanza, un testo a forma di immagine.

L’ultimo esponente dell’École de Nice, Ben Vautier (Napoli, 1935) usa l’opera d’arte come strumento di comunicazione attraverso enigmatiche frasi scritte con calligrafia sempre molto riconoscibile e quasi infantile (la sua) partendo dal presupposto che la scrittura è cultura e quindi visione del mondo. Enrique Ahil (1927-2001) fornisce una versione optical e minimalista con i suoi accostamenti di lettere frammentate e spezzate dal significato misterioso. Per Franco Ionda (Firenze, 1946) tutte le opere nascono dalla ricerca costante di rendere l'arte valore universale, cioè linguaggio insostituibile per conoscere l'uomo. La riflessione di Ionda e' tutta incentrata sulla condizione umana o meglio, sulla condizione umana collettiva, poeticamente sintetizzata dai versi di Maiakovskij: "Guardate: hanno di nuovo decapitato le stelle e insanguinato il cielo come un mattatoio". Toyomi Nara (Tokyo, 1968) riprende la tradizione dell’arte giapponese in uso dal XVI al XIX secolo. Con una tecnica molto lenta, quasi rituale, dipinge leggeri ideogrammi e delicate scene narrative, riferibili al mondo naturale e umano, usando pigmenti naturali diluiti in colle animali su preziosa carta di riso applicata su tavola in legno. Pino Guzzonato (Marano Vicentino, 1941) nelle opere in mostra utilizza antiche carte, risalenti al XVIII secolo, che ricicla, rilavora e fa rinascere come supporto per le sue poesie e i suoi pensieri più intimi. La scenografica fontana di Enrico Iuliano (Torino, 1968) sulla cui sommità sono posizionati un pennino e una sfera-calamaio dalla quale sgorga a ciclo continuo un liquido rosso inchiostro, focalizza l’attenzione sugli strumenti simbolo della scrittura e sulle sue enormi potenzialità di comunicazione. In mostra anche un’interessante sezione dedicata alla poesia visiva con opere di Vincenzo Accame (Loano, Savona 1932 — Milano 1999), Mirella Bentivoglio (Klagenfurt, 1922), Ugo Carrega (Pegli, Genova, 1935), Lamberto Pignotti (Firenze, 1926) e Roberto Sanesi (Milano, 1930-2001).

 

 

 
Premiere Classe