Facebook Twitter YouTube Google+
IT | EN

Archivio mostre » GAEL BOURMAUD | Sortir du cadre

 

 

 
gaël bourmaud   |  sortir du cadre
 
 
17 marzo - 03 maggio 2012
 
 
Inaugurazione:    sabato 17 marzo  ore 18.30
 

 

L’intera infanzia trascorsa in prossimità di Auvers-sur-Oise, ultima tappa della travagliata esistenza di Vincent van Gogh, facilita la vocazione artistica di Bourmaud che si manifesta precocemente ed in modo del tutto spontaneo.

Solo chi vi ha fatto visita può comprendere quanto l’atmosfera di quei luoghi sia profondamente impregnata della presenza del grande olandese. Frequentando la famosa chiesa, le tombe di Vincent e del fratello Theo e osservando le riproduzioni dei quadri presenti un po’ ovunque nella regione, Bourmaud entra velocemente in contatto con quell’universo.

Nel corso dei numerosi viaggi nei Paesi Bassi - iniziati all’età di soli dieci anni - ed in conseguenza del già radicato interesse per l’arte olandese, egli scopre progressivamente le opere del gruppo De Stijl (van Doesburg, Mondrian …) sorprendendosi al cospetto dell’inaspettata arte geometrica che da quel momento diventa suo principale motivo di sperimentazione.

 

 

L’incontro nel 1991 con il pittore di origini ungheresi André François lo aiuta nell’ardita decisione di seguire la carriera artistica e studiare arti plastiche all’Université Paris VIII.

A Parigi frequenta, tra gli altri, il corso di scultura monumentale-ambientale tenuto da un docente  anticonvenzionale, il giapponese Satoru Sato il quale, dopo aver visto i lavori di Bourmaud, gli narra la storia di un movimento artistico d’avanguardia le cui ricerche si spingevano nella stessa direzione: si trattava del movimento Madí nato a Buenos Aires nel 1946 e che l'amico uruguayano Carmelo Arden Quin aveva fondato insieme ad altri artisti già appartenenti al gruppo del Manifesto invencionista. L’incontro con Sato sarà di fondamentale importanza nella carriera del giovane Bourmaud; tra i due s’instaura presto un rapporto di profonda amicizia e stima reciproca e nel 1998 sarà proprio lo scultore giapponese a selezionarlo per lo spazio dedicato all’Arte Geometrica e Minimalista al Salon des Grands et Jeunes d’Aujourd’hui.

In questo periodo Bourmaud comincia ad approfondire la ricerca sul motivo del quadrato (peraltro non ancora conclusa) che si concretizza in impeccabili lavori, esplosivi sul versante cromatico; l’artista usa infatti una palette di colori accesi e senza sfumature, connotati da variazioni formali quasi impercettibili, ma che  fuoriescono già dalla tradizionale struttura del “quadro incorniciato” per espandersi nello spazio circostante.

Dopo la laurea a Parigi, le ricerche intraprese lo portano a viaggiare in Spagna e a studiare l’arte Mozarabica le cui basi si fondano proprio sulla geometria. 

Dopo essersi diplomato all’Accademia di Belle Arti di Granada, nel 2000 torna in Francia per dedicarsi esclusivamente all’arte, ritrova l’amico Sato che lo presenta a Arden Quin e a Bolivar, altro artista uruguayano già inserito a pieno titolo tra gli artefici del dinamico movimento Madí al quale nel 2002 anche Bourmaud aderisce.

Nel frattempo entra in contatto con alcuni autorevoli protagonisti dell’arte costruita, cinetica, programmata ed optical: il venezuelano Carlos Cruz Diez e gli argentini Luis Tomasello e Garcia Rossi frequentandone abitualmente gli ateliers parigini e aprendosi così a nuove esperienze.

 

 

Tenendo fede al proposito di esplorare la storia dell’arte e dell’achitettura geometrica, nel 2003 si trasferisce a La Plata, in Argentina. In quella che viene definita «città quadrata» l’artista perfeziona le ricerche sulla forma base del suo lavoro: il quadrato.  Vi soggiorna spesso, finché nel 2005 si sposta a Buenos Aires dove conosce Martin Blaszko, esponente di spicco del movimento Madí e Julio Le Parc, co-fondatore del G.R.A.V. (Groupe de recherche d’art visuel) a Parigi.

Da allora, forse per mitigare gli eccessi, Gaël Bourmaud si divide tra la tranquillità di un bucolico atelier in un piccolo e riservato villaggio dell’Ile de France e la movimentata e iperattiva metropoli argentina.

 

 

Per questa sua prima personale in Italia, l’artista presenta una serie di nuovi lavori studiati sulla ripetizione, contassegnati da lievissimi scarti stilistici e votati al minimalismo più rigoroso e severo. La cura maniacale nella realizzazione di ogni pezzo, l’essenzialità, i cromatismi en aplat, l’esclusione delle forme circolari e tondeggianti dal campo d’interesse ed una più consapevole concentrazione sulle strutture angolari, sono le cifre stilistiche che lo contraddistinguono.

La ricerca mai abbandonata sulle forme geometriche fa del suo intero percorso un incessante work in progress.

 

 

EK22, 2011, acrilico su tela applicata su legno, cm 43 x 42 x 3,5 
                         in collaborazione con        

      

sponsor tecnico          

 

 

 

 

 
Premiere Classe