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Archivio mostre » Ex-ponere. Crovetto|Ferrari|Sant'Ambrogio|Ventura

 

EX-PONERE

Crovetto, Ferrari, Santambrogio, Ventura

a cura di Paola Silvia Ubiali

in collaborazione con Accademia Carrara di Belle Arti Bergamo

Inaugurazione: sabato 18 maggio 2013 ore 18.30

date mostra: 18 - 23 maggio 2013

L'iniziativa partecipa ad Artdate, le giornate dell'arte contemporanea a Bergamo organizzate da The Blank il 17-18-19 maggio 2013.
Programma completo su www.theblank.it
   
 

La mostra unisce quattro giovanissimi artisti, allievi dell’ultimo anno all’Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, istituzione tra le più antiche d’Italia, nata nel 1796 per volontà del Conte Giacomo Carrara.

Raccogliendo la sfida di confrontarsi per la prima volta con una mostra in una galleria privata, Francesco Crovetto, Diego Ferrari, Francesca Santambrogio e Ida Ventura, colloquieranno tra loro proponendo una selezione degli ultimi lavori realizzati.

 

 

“Ex-ponere” dal latino mettere fuori, nasce dalla volontà di porre in dialogo le eterogenee attitudini individuali, sviluppate durante il percorso formativo accademico. L'autonomia della ricerca, all'interno di una matrice corale, tende a rivelarsi in ognuno degli artisti in mostra nella continua tensione tra il contenuto delle opere e il suo naturale manifestarsi in forma.

Legano i lavori e fanno da collante l’attitudine sperimentale, i toni introspettivi e autobiografici, una certa predilezione per materiali eteromaterici che si lasciano aggredire, l’esclusione di toni chiassosi e di immagini violente o provocatorie, il tutto rinvigorito da un’innegabile freschezza e leggerezza (quest’ultima per modalità, non certo per contenuto).

 

In Senza titolo - rappresentazione visiva di un utero disegnato con spilli in argento su pannello in tela bianca  - Ida Ventura propone una riflessione sulle tematiche della femmilità, della verginità e della maternità richiamando, con efficace dualismo, concetti contrapposti tra loro: tenerezza, fascino, dolcezza / paura, abuso, crudeltà. Inoltre in Senza titolo (II), una fotografia di famiglia, che ritrae una madre che tiene in grembo il proprio figlio, viene rifotografata più volte mediante un supporto retroilluminato. Le fotografie cosi riprodotte rivelano, nella loro trasformazione, la metaforfosi dell'immagine originale che si evolve in immagini evocative dell’origine della vita.

 
 

Francesca Santambrogio in Mater Dei fotografa un’immaginetta votiva lenticolare 3D nel suo punto di transizione, ovvero nel momento esatto in cui la percezione del volto di Cristo sta per fondersi con quello della Madonna e viceversa, nell’unione del principio maschile con il femminile, in una sorta di matrimonio alchemico tra opposti.

 

 

Nella videoinstallazione Senza titolo Francesca presenta l’azione performativa di tre coppie unite da un rapporto familiare o sentimentale che interagiscono tra loro in un gioco di complicità e intimità ma anche di costrizione, dove il legame è reso evidente dal fatto che gli indumenti sono stati cuciti indissolubilmente, in diversi punti, dall’artista stessa.

 

 

Anche Diego Ferrari lavora sull’immagine sacra, ma per sottrazione. In Poker faces alcune delle più conosciute madonne con bambino presenti nelle collezioni dell’Accademia Carrara - dal Bergognone a Cosmè Tura da Giovanni Bellini a Carlo Crivelli - vengono private dei volti attraverso un procedimento di sovraesposizione fotografica. I visi, nei capolavori di arte antica, vengono così tramutati in puri aloni di luce, spiriti divini, presenze iconoclaste che si allontanano sempre più dalla post-moderna civiltà delle immagini che tende ad innalzare a culto l’esteriorità.  Il lavoro Stati Uniti invece è un viaggio immaginario, una migrazione simbolica attraverso l’atlante geografico e l’album di famiglia, nei luoghi dove Diego avrebbe voluto essere e dove invece è stato realmente. Come lo chiama egli stesso “una serie di foto di viaggio per ricordare, come pollicino, la via di casa. Un promemoria per non scordarsi di essere stati, uniti”.

 
 

Francesco Crovetto possiede un’innegabile attitudine scultorea che conferisce un’idea di  monumentale anche al formato più intimo. Come pure intimo è il rapporto con i materiali che sceglie e manipola: carta, gommapiuma, sapone. In mostra Altrove, un trittico di saponi scolpiti manualmente e retroilluminati, rilascianti un delicato profumo nell’ambiente. Il sapone possiede un potente significato simbolico di purificazione e per alcune popolazioni e in determinate epoche storiche è stato sinonimo di benessere, cura, ricchezza. La luce in trasparenza gli conferisce le qualità apparenti dell’alabastro, la pietra degli dei, celebre anticamente per l’utilizzo nella fabbricazione di vasi per essenze e urne cinerarie. Direzione d’iconsistenza è una lightbox quasi interamente ricoperta da un cumulo di scaglie di sapone da bucato. L'idea della forma umana che si intravede attraverso la carta é un tentativo per rendere la smaterializzazione del corpo, il suo perdere consistenza. La luce inoltre crea una vibrazione che sembra conferire movimento alla sagoma. Il tutto cerca di dare la sensazione di una forma che, avvicinandosi alla luce, perda gradualmente la sua fisicità. Il tentativo installativo vuole aggiungere un ulteriore cifra al lavoro, cifra che sottolinea da un lato il senso di distruzione/smaterializzazione e dall'altro quello di trasformazione. Il seppellimento infatti può evocare l'idea di morte, la quale viene rafforzata dall'utilizzo del sapone a scaglie ottenuto grattugiando dei pani di sapone, cioè distruggendone la forma. Il processo che la forma subisce è quindi nel suo complesso solo apparentemente distruttivo: in realtà essa non viene distrutta e ciò che le fa perdere consistenza è la sua trasformazione in qualcosa di diversamente percepibile.

 

I lavori in mostra senza dubbio focalizzano l’attenzione sulla dimensione familiare e spirituale dell’essere umano; ci parlano in modo pacato e arrivano direttamente al punto senza dover urlare per farsi sentire, senza bisogno di polemiche o denunce. Il linguaggio è sintetico, “no frills”, clinico. Si potrebbe quasi parlare di un distacco emotivo determinato dalla ineluttabile presa di coscienza delle cose del mondo. Sembrerebbe che le inquietudini, che normalmente dovrebbero caratterizzare le ricerche dei giovani artisti, si siano in un certo senso acquietate in una meditazione profonda e consapevole, nella quale si già avverte la responsabilità di un ruolo che sappiamo essere né facile, né scontato.

Mostra in collaborazione con

 

Accademia Carrara di Belle Arti Bergamo 

Un particolare ringraziamento al docente Francesco Pedrini.

 

 

The Blank

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Premiere Classe