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Artisti » Pievani Dietelmo
Bergamo, 1935  
 
Dal catalogo della mostra “Pievani. La materia delle idee”, a cura di Maria Cristina Rodeschini, Bergamo, GAMeC, 2009
Iscrittosi all'Accademia Carrara nel 1949, riprende dopo una interruzione la frequenza ai corsi nel 1952, ultimo anno della direzione di Achille Funi. E' iscritto alla Carrara, diretta da Trento Longaretti, sino al 1956, venendo ogni anno segnalato o premiato. Sospesa ufficialmente l’iscrizione ai corsi regolari, in realtà continua a prendere parte alla vita della scuola anche negli anni seguenti, divenendo il punto di riferimento per diversi allievi dell’Accademia Carrara che intrattengono con Pievani intensi rapporti di amicizia e di confronto.
A contatto con le esperienze artistiche più aggiornate dell'ambiente milanese e frequentatore delle più importanti rassegne d'arte nazionali (Biennale di Venezia, Triennale di Milano) viene a conoscenza dell'opera di Birolli, Morlotti, Afro, Vedova, Burri, Licini, Fontana per quanto riguarda gli italiani e di Pollock, Rothko, Klein, Twombly, Wols, Fautrier, Hartung, Dubuffet, Appel, tra gli stranieri. Prende parte al Premio San Fedele negli anni 1959, 1960, 1961. E’ dello stesso periodo il contato con la Galleria del Grattacielo a Milano. Nel 1962 espone alla Galleria Lorenzelli di Bergamo – mostra presentata in catalogo da Tito Spini – con Camillo Campana, Giuseppe Milesi, Tilde Poli e Alberto Zilocchi. Con questo artista Pievani aveva già condiviso altre occasioni espositive: nel 1959 alla Galleria del Gruppo Bergamo, nel 1960 alla Galleria della Torre, dove vengono contemporaneamente presentate opere di Lucio Fontana e Rino Carrara. Nel 1963 partecipa a Spoleto a un collettiva inserita nel programma del Festival dei due Mondi. In questi anni avvia un’attività di promozione culturale aprendo, in collaborazione con Claudio Sugliani, Gianbattista Moroni e Giorgio Manenti, per un breve periodo a Bergamo, la Galleria dell’Acquaforte.
Alla metà degli anni '60 Pievani si discosta dall'espressività informale, scegliendo di sperimentare nell'ambito dell'Optical Art. Presenta i personali sviluppi di questa ricerca nel 1969 nello spazio Baleri Design di città alta. Nel 1976 alla mostra “L'esplorazione percettiva” - terzo incontro, dopo i due di Ardesio del 1972 e del 1973, promosso dall'Associazione Amici dell'arte e degli artisti con il coordinamento di Umbro Apollonio - Pievani espone monumentali superfici in bianco, nella sezione intitolata Percezione Ambigua. Al di là delle categorie tradizionali (pittura/superficie colore, scultura/volume materia) progetta la forma come sintesi di materia/volume, pieno/vuoto, luce/ombra e cioè come strumento di precisione che, inserito nella realtà, seleziona i valori essenziali. Pievani matura la convinzione che ogni distinzione tra le arti debba essere eliminata: la pittura e la scultura sono anch'esse costruzione e non rappresentazione e possono servirsi degli stessi materiali e degli stessi procedimenti tecnici dell'architettura. E' da questi presupposti che l'impegno di Pievani si muove in più direzioni dal design, alla grafica, dall'architettura d'interni alla collaborazione con architetti per interventi ambientali, come quello nella nuova chiesa parrocchiale di Longuelo nel 1965, progettata da Pino Pizzigoni.
Dal '70 si trasferisce ad Albino, riducendo l'attività espositiva, ma intensificando i suoi interventi in collaborazione con noti architetti (Crotti, Natalini), in strutture sia pubbliche che private. Questi interventi consistono nella progettazione e costruzione di opere ambientali che inseriscono in grandi superfici elementi geometrici a rilievo che modulano lo spazio tra concavità e sinuosità, intercalate da intersezioni che ritmano luci e ombre con effetti dinamici. All'inizio degli anni '80 Pievani allestisce due mostre personali alla Galleria Fiumana e alla Bottega del Quadro, spazio espositivo diretto da Vanna Casati.
Nel 1980 fa parte del gruppo dei segnalati nell'edizione annuale di Bolaffiarte, su proposta del critico Giorgio Mascherpa. Dal 2000, con la realizzazione di un'opera in metallo di grandi dimensioni nel parco di una villa sui colli di Bergamo, ha operato un'altra svolta nella sua ricerca, tuttora in corso.
Nel 2009 la GAMeC di Bergamo gli dedica la mostra personale “Pievani. La materia delle idee”, curata da Maria Cristina Rodeschini, mentre nel 2012 è selezionato dall’organizzazione di Bergamo Arte Fiera per una rassegna antologica composta da 15 opere realizzate a partire dagli anni ’60, tenutasi  presso BAF2012.
E’ nel novembre 2013 la mostra “Isometrie. Le geometrie generative di Pievani” allestita alla Galleria Marelia di Bergamo e accompagnata da un’opera video di Alberto Nacci sul ciclo di opere esposte.
Il 1 aprile 2016 si apre al pubblico l'Atelier Pievani, esposizione permanente dell'opera dell'artista dagli anni Cinquanta ad oggi, all'interno dello spazio industriale Persico di Nembro (Bergamo). 
 
Da una conversazione semi-biografica raccolta da Paola Silvia Ubiali
 
Dopo un lungo periodo di attività espositiva Dietelmo Pievani, a partire dagli anni ottanta, decide quasi improvvisamente di tenersi volontariamente e dichiaratamente lontano dal mercato dell’arte. La drastica scelta è motivata dalla volontà di conservare una purezza a suo parere non permessa a colui che agisce con il pensiero anche solo parzialmente rivolto a un qualche fine economico. Ciò non significa che il lavoro dell’artista non possa essere considerato attività retribuibile a tutti gli effetti, lo è senza dubbio. Semplicemente, per essere libero di pensare e di fare, chi abitualmente svolge azioni creativo-intellettuali ha bisogno di quella concentrazione sicuramente favorita dalla tranquillità economica che difficilmente è possibile ottenere senza compromessi. Se le condizioni di vita dei protagonisti della storia dell’arte fossero state migliori sicuramente avremmo avuto molta più ricerca. Quanti sono gli artisti che hanno dovuto abbandonare a causa delle assillanti necessità? Da parte sua Pievani ha scelto l’essere piuttosto che l’avere. L’assoluta libertà in cambio di uno stile di vita incentrato sulla sobrietà. La scelta è stata di non voler entrare “strutturalmente” nel sistema dell’arte. Come lui stesso ci tiene a precisare, ci sono varie ragioni che determinano o favoriscono la fortuna economica di un artista: circostanze fortuite, il fatto di trovarsi nel luogo giusto al momento giusto, gli incontri della vita, come pure una certa tempra mondana, necessaria per poter essere accettati dal sistema. Ma non è detto che la qualità del lavoro sia direttamente proporzionale alla quantità di esposizioni elencate nel curriculum.
Pievani è convinto che oggi ci sia molto conformismo. Manca forse il coraggio di slegarsi dalle mode. Per Pievani l’arte non deve essere narrativa, provocatoria, di rottura o di denuncia, per esprimere contenuti di questo tipo ci sono altri mezzi e il fatto che l’arte contemporanea si aggrappi disperatamente a filosofie, letterature, scienze, teologie, insomma che abbia bisogno di rinforzi per essere credibile è una grave mancanza. E’ necessario che l’artista coltivi la cultura, ma questa non deve essere invasiva della sua arte. L’espressione artistica non ha bisogno di valori aggiunti o stampelle, si deve sostenere da sola, altrimenti perde la propria natura. Con ciò non è che non abbia contenuti. Sarebbe come chiedere quali contenuti abbia la musica. Come la musica l’arte visiva deve fondarsi su dati di valore. E in questo caso i dati di valore sono la forma, il colore, lo spazio, la sublimazione dell’entità fisica. Questi elementi, per essere colti e apprezzati (non capiti!) hanno bisogno di una particolare sensibilità che non tutti possiedono. Non si sta naturalmente facendo un discorso elitario o snobistico e nemmeno si sta dicendo che non si possa essere “educati” all’arte, ma averne in mano l’essenza non è cosa facile. E l’aforisma di Georges Braque: “C'è una sola cosa che valga in arte: quella che non si può spiegare” è illuminante.
Esiste tutto un filone nella storia dell’arte - che va da Giotto a Piero della Francesca, Mantegna, Bellini, Antonello da Messina, che passa attraverso Cézanne e le avanguardie, Kandinsky, Mondrian, e che continua con Morandi, Burri, Kline, Rothko, Fontana - che si basa su una ricerca di ordine artistico puro, plastico e che quando, per via dell’epoca, della committenza o per altri motivi è costretta ad esprimersi sotto forme figurative o narrative, non è mai su quelle che si fonda. Essa ragiona invece sulla sintesi della forma geometrica, sulla sezione aurea, sulla proporzione, sulla costruzione spaziale, andando ben oltre il semplice dato descrittivo e naturalistico.
Negli ultimi anni Pievani ha lavorato molto, prevalentemente per sé, più raramente su commissione, e quando si parla di commissione bisogna intendere il progetto, quel progetto alla Bauhaus dove tutte le arti si fondono armoniosamente in un lavoro collettivo, realmente artistico e funzionale allo stesso tempo.
Oggi, quest’esposizione ha lo scopo di mostrare e divulgare una parte della sua ultima produzione che ad un certo punto e qui cito le sue taglienti, auto-ironiche parole, “quando si ha raggiunto una certa maturità, è da cretini tenere nell’ombra”.
 
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