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Opere » Tortia Elena
 
Combustione imperfetta (pojat)

installazione ambientale 

rotolo carta da spolvero 5m x 1,50h - 4 disegni fatti con carbone di legna e grafite 

5 fogli in successione a parete https://www.dropbox.com/s/0947x2j0shz36sg/scritto.pdf?dl=0 

suono in cuffia – da generatore di corrente 

materiali di supporto: legni bruciati, tronco cavo annerito, carbone di legna, generatore di corrente. 

link allestimento: https://www.dropbox.com/s/k7h3r92gpbtlnsh/POJAT%20LA%20COMBUSTIONE%20IMPERFETTA.mp4?dl=0

Non importa il soggetto, è fondamentale il gradiente di bellezza che esso contiene. Quel gradiente che pre esiste e cattura la mia attenzione. Guardare un paesaggio e creare un legame. 

Quattro disegni, in sequenza temporale, di architetture ospedaliere: luoghi stanchi, cantieri in corso, cubetti  di lego mal legati gli uni agli altri. E un rumore metallico creato dall’aspirazione dell’aria fredda e la sua  trasformazione in calda; un generatore di corrente, collegato a delle cuffie, che mi riporta ai suoni bianchi,  che tanto chiari non erano. Per due anni ho frequentato quelle immagini e la sincronicità è arrivata con la  visita a una carbonaia, incontrata quasi per caso. La mia passeggiata era alla ricerca delle tracce lasciate  dall’incendio che per due anni di seguito aveva ripulito il parco montano tra la Val Chisone e la Val Sango 

ne. Edificio unico che trasforma il fuoco al suo interno in materia; un mestiere antico, ormai superato dal  progresso e dalla poca redditività. Quasi come un avvenimento quella composizione aveva risvegliato e dato  senso a quelle forme perturbanti. Quattro disegni di architetture ospedaliere realizzati con il carbone di legna,  disposti su un’unica striscia per includere la sequenzialità. Immagini grandi quanto gli affacci che ti restitui 

vano il “belvedere”. 

Questo progetto si compone della più rigorosa e autentica aderenza ai fatti che accadono davanti ai miei  occhi, fossero anche la cose più silenziose e immote.

 
 
No title. Miscrivo
1 scatola 1,20m x 1,50m x 10cm - il contenitore 

2 fogli di carta fatti a mano 90cm x 1,30m x 2cm - la copertina e il retro 

35 disegni a cavalletto, su cartoncino predisposto per scatole da imballaggio - le pagine

30 fogli 60cm x 60cm e 30 fogli 40cm x 40cm fatti a mano -  le prove 
 

link
https://www.dropbox.com/sh/mpa9e6u1uosje7r/AAB8fEGeUEQcLzALCxscHDZ7a?dl=0

Tremenda frustrazione. Di cosa sto parlando? Del casino, del caos, qualcuno lo chiamerebbe solo disordine. Di quell’eccesso che nasce da manie, oggetti accumulati che mi turbavano e porgevano la mano urtandomi e lusingandomi. Il progetto, racchiuso all’interno di una scatola, non è nulla di più del semplice mettere a  posto e registrare consapevolmente il fatto che molte cose non vanno bene, ma rimarranno così e nessuno le cambierà.  

Atto primo: 25 disegni, eseguiti dal vero su cavalletto, che registrano con maniacale ironia la realtà. Immagini raccolte in un grande libro. Secondo atto: un libro,  l’oggetto più comune che tutti accumulano, un contenitore di sapere che tutti consultano, un libro per mio padre che ne è un collezionista accanito. Troverete un  trattato, il mio trattato sul guardare, prendere atto, registrare e due fogli! Terzo atto: grandi fogli di carta fatti a mano, per creare un limite all’oggetto, non solo  nel materiale ma soprattutto nel pensiero. Infine troverete uno schedario, sull’ordine, sull’impilare e sull’organizzare, nel quale sono state divise tutte le carte trovate e riadattate. Sessanta fogli di cellulosa fatti da me, cavie da laboratorio, che hanno reso possibile lo studio sul colore, materiale, texture, sulla struttura e sulla  creazione. Disposte su una mensola come mettereste i vostri libri. Da dove arrivano? 

agenda del 1984 e diari scolastici, da foglietti di istruzioni delle sorpresine kinder, carte da parati ingiallite e carta da pacchi usata, biglietti del pullman usati in  città straniere, lettere e fogli dei servizi in CRI, fumetti, settimane enigmistiche terminate e carta fotocopiata, spartiti musicali e cartine, pagine gialle bianche e tuttocitta, soldatini e indiani di carta, appunti su partite di subbuteo, quaderni a righe della terza elementare e carta invecchiata a quadretti, sacchetti di coriandoli e  stelle filanti, giornali dell’arte, volantini e mappe geografiche, fogli di registri scolastici e schede compilate di prestiti bibliotecari, inviti di preview, sussidiari, quaderni scientifici, libri di fisica e quaderni sullo spazio, protocolli per acquisti di titoli bancari e libretti di istruzioni, tovagliette e quadernetti per il montaggio dei giochi,  bugiardini senza pillole. Nessuna foto solo parole scritte. 

... anche voi siete degli accumulatori.

 
 
 
In fondo lo sapeva, 2013
video installazione HD, 1 canali, 2 video, durata 6', 2013
still life da video performance
 
2 foto cm 70 x 100
1 foto cm 100 x 100
carta opaca nera fotografica

Testo di riferimento:
Alberto Moravia, Storie della preistoria,
ed.tascabili Bompiani, 2005, p.134-135
 
 

Nella video installazione In fondo lo sapeva Elena Tortia mette in scena un reading interpretato da due persone che utilizzano un linguaggio diverso da quello che impiegano correntemente per comunicare. Il brano scelto dall'artista è tratto da Storie della Preistoria di Alberto Moravia, una raccolta di 21 racconti brevi che narrano le vicende di animali umanizzati che vivono in una ipotetica preistoria. Il testo è suddiviso in varie parti, alcune delle quali sono lette dall'artista stessa nella lingua dei segni italiana (LIS), altre a voce da una persona non udente, amica di lunga data dell'artista e sua insegnante di LIS. 
È sbagliato credere che i non udenti siano anche muti, come è sbagliato concepire la diversità di espressione in scala qualitativa.
Ognuna delle due interpreti si misura per la prima volta con la modalità espressiva dell'altra. Il reading è strutturato in modo che ognuna delle due figure resti in silenzio e ascolti l'altra nel momento della "lettura". 
Nel dialogo le due interpreti si sono scambiate la loro abituale lingua di comunicazione, affrontando l'apprendimento di un mezzo nuovo. 
Essendo l'unico veicolo di trasmissione di alcune parti del testo, in questo caso la lingua dei segni non è funzionale alla traduzione per non udenti ma è destinata all'intero pubblico. Le difficoltà di espressione incontrate da entrambe le interpreti si rispecchiano nelle difficoltà di comprensione del pubblico, udente e non, data l'assenza di riferimenti sonori o gestuali riconoscibili. L'intelligibilità del brano di partenza viene dunque sacrificata per far emergere, al di là delle differenze specifiche, l'universalità di ogni linguaggio.

 
 
Premiere Classe