Benevento, 1952 guarda le opere di Antonio Ievolella Frequenta l’Accademia di Napoli dove entra in contatto con lo scultore Augusto Perez. Spesso visita la galleria di Lucio Amelio dove conosce l’attività degli interpreti delle ultime tendenze artistiche. Nel 1976, dopo un anno di insegnamento a Milano, si trasferisce a Padova dove stabilisce il suo studio. Nei primi anni ottanta realizza alcune serie di opere polimateriche: velari con garze, veline e pigmenti, innesti in tufo e ceramica, sino a lavorare il legno a cui integra il piombo e il rame. Lavora i legni che traduce in forme essenziali: Scudi, Meridiana, Innesto. La tensione all’elaborazione di forme piene e minimali si concretizza con Trittico del 1988 che espone alla XLIII Biennale di Venezia curata da Andrea Del Guercio, invitato da Giovanni Carandente, nella sezione Scultura. E’ un momento propizio che decreta un percorso creativo orientato alla realizzazione di forme in relazione con ampi spazi aperti, come parchi e architetture urbane. Sin dagli esordi si interessano al suo lavoro la galleria Stevens di Padova e Studio La Città di Verona. Con quest’ultima stabilisce un importante sodalizio: la galleria s’incarica di dare alle sue opere notorietà nazionale ed internazionale. La prima esposizione risale al 1986 con sculture caratterizzate dall’uso di cemento colorato e ferro: Gli amanti, 1986 e l’Otre del santo, 1997. Ievolella espone a Colonia, Amsterdam, Basilea e Stoccolma; in Italia presso le gallerie Oddi Baglioni di Roma, Effe Arte Contemporanea di Lecco, Valente di Finale Ligure, Melesi di Lecco, Fondazione Mudima di Milano. Partecipa inoltre alla Biennale Internazionale del bronzetto di Padova, alla Biennale di scultura di Gubbio e alla Biennale Aldo Roncaglia di San Felice sul Panaro. Collabora attivamente con la Fondazione Rossini per la quale realizza sculture di notevole grandezza e anche di dimensioni contenute, modellando il cemento, il legno e l’acciaio corten. Queste sono tutte conservate e visibili nel grande parco di arte contemporanea della fondazione. | Negli anni novanta dedica a Padova la mostra “Il grande carro”, articolato da sette grandi sculture allestite lungo gli snodi principali della città, che Enrico Crispolti descrive come “macchine di complessa suggestione e provocazione”; a Verona presso la Galleria Studio La Città, espone alla mostra “Viaggi”, con Hidetoshi Nagasawa, curata da Virginia Baradel. Nel 1997 è invitato da Edoardo Manzoni ad esporre nel parco museo d’arte contemporanea “Su logo de s’iscultura” della cittadina sarda Tortoli. La produzione artistica di questi anni e l’approvazione della migliore critica italiana evidenziano un percorso che si concreta nella grande installazione permanente “I guardiani della dormiente”, 1999-2004, un complesso cimiteriale progettato dallo studio Xquadra, che intende costruire un’opera pubblica di arte e architettura. Ievolella crea delle giganti figure, “idoli corrosi che formano un diaframma fluido fra i luoghi della vita e i luoghi della morte”, come scrive Guido Galesso. Quest’ultimo periodo è caratterizzato da una produzione di opere di dimensioni medie, come la serie “Il giorno del porco”, “Ghirba” e “I Setacci”. Nel 2005 in occasione della mostra Arte Contemporanea nel parco di Monza – Itinerari all’interno della Collezione Rossini, le due sculture Terra di magia, 1995 e Carro, 1999, sono esposte accanto ad opere di César, P. Consagra, E. Dietman, G. Pomodoro, D. Oppenheim, A. Cascella, F. De Filippi, U.Milani, M. Negri, Q. Ghermandi, Mirko, Franz Stahler, Alberto De Braud, G. Carlesso, K.M. Rennertz, J.L. Ruiz. |